Quando hanno confermato la mia iscrizione alla Marathon des Sables, a giugno 2025, pensavo che la sfida sarebbe stata correre nel deserto.

Mi sbagliavo alla grande.

La Marathon des Sables era uno di quei sogni che fino a quel momento sembravano appartenere ad un’altra vita, ad un’altra persona.
Quei sogni che guardi da lontano e pianifichi a lungo termine.

Poi piano piano quel puntino nel calendario si avvicina.

Quei sogni che racconti ai tuoi amici più stretti, alla tua famiglia, a chi ha la tua stessa passione…in realtà io non lo avevo raccontato a nessuno fino a quel momento. Non pensi davvero che un giorno toccheranno a te. Poi quel giorno arriva. Un’opportunità entrata in un momento particolare e di grande formazione della mia vita.

Poi un click.

A giugno 2025 ho confermato l’iscrizione. Da quel momento il sogno è diventato ufficialmente realtà e avrei passato i mesi successivi ad allenarmi per quello che sarebbe stato il mio viaggio. In realtà poi ho scoperto che la prima gara era un’altra.

“in realtà io non lo avevo raccontato a nessuno fino a quel momento.”

Mesi prima, si inizia con la preparazione minuziosa dello zaino. Prima di tutto lo comperi, perchè non è il solito che si utilizza nelle gare trail. Era molto grande, da 20L, e con una sacca opzionale da riporre anteriormente da altri 5L. Uno zaino studiato e progettato proprio per queste avventure.

Asia Menci durante la preparazione Marathon des Sables, con lo zaino da 20 litri

Ok ci siamo…ma adesso?

Adesso bisogna organizzare tutto il materiale, obbligatorio e non.

La lista del materiale obbligatorio è molto più lunga e bizzarra rispetto a quello che leggiamo di solito nel regolamento delle gare di trail.
Ok iniziamo.
Frontale, sacco a pelo, 10 spille, bussola, accendino, fischietto, coltellino, crema solare, antisettico, specchio di segnalazione, metallina, 200€, cibo per 6 giorni con minimo di 2000kcal al giorno, continua la lista e poi…14 cubetti Knorr?!

Notare: da regolamento lo zaino deve pesare tra i 6,5 e i 15kg.
Va bene, cerchiamo di tenerlo più leggero possibile…qui parte l’odissea.

Ho aperto Excel.

Ho riempito colonne di materiale e cibo liofilizzato, pesato tutto al grammo, controllato l’utilità, il peso e le alternative possibili per ogni cosa, la loro posizione…
Era una vera e propria costruzione durata mesi.

Si costruisce il kit, come si costruisce la casa con ogni mattone…perchè alla fine quello zaino era veramente la nostra casa per una settimana. Dovevamo avere tutto il necessario con noi. Gara in autosufficienza, 271km e l’organizzazione ci avrebbe fornito solo acqua e una tenda berbera dove dormire.

Era un continuo cambio di materiale e del punto esatto in cui mettere ogni cosa.

Nel deserto non puoi portarti tutto quello che vuoi, ma porti tutto ciò che è necessario per vivere e che sei disposto a tenerti sulle spalle per centinaia di chilometri. Forse questa è stata la parte più ossessiva della preparazione. Ma c’era anche un’altra domanda che mi tormentava per il passo successivo, arrivata in realtà quando ero già nel bivacco.

Asia Menci durante la preparazione Marathon des Sables
Asia Menci sulle dune del Sahara durante una tappa della Marathon des Sables

“Come ripartirò domani?”

Ogni giorno avevamo km da macinare e la domanda era ovvia essendo che non avevo mai fatto una corsa a tappe.

La risposta è che non decidi di ripartire. O meglio sì, perchè vuoi toccare con mano il sogno.
Ma dopo le prime giornate…ti prendi la tua routine.

Prima di partire mi ero creata due foglietti che tenevo sulla cover del telefono. Uno per un check veloce che avessi tutto il materiale nello zaino, l’altro con un check minuzioso per seguire una routine quotidiana, affinché non mi dimenticassi nessun passo. Questo serviva perchè dopo ogni tappa eravamo stanchi e non sempre lucidi, quindi quel foglietto poteva aiutarmi.

Cibo liofilizzato pesato al grammo per i sei giorni di gara in autosufficienza

Ma in realtà l’ho letto veramente poco, perchè quell’abitudine di prendere l’acqua appena arrivi, farti controllare le vesciche alla tenda medica, prepararti il cibo, lavare i vestiti, lavarti per te stesso, preparare tutto il necessario per la tappa del giorno dopo…dopo un po’ veniva spontaneo e ti muovevi al tuo ritmo, ma insieme agli altri tuoi compagni di tenda.

Quasi in modo militare.

Mi ha sorpresa incredibilmente…mai avrei creduto che si potesse riuscire a fare tutte queste faccende e poi ripartire ogni giorno per macinare tutti quei km.

La nuova “normalità”

Dopo pochi giorni non c’era più una scelta da fare. Era semplicemente diventata la “nuova” normalità. Le vesciche c’erano e la fatica anche, ma il corpo smetteva di negoziare…faceva quello che doveva fare ed ogni mattina, si ricominciava.

Ogni mattina vedevo le stesse persone.
I piedi bendati.
Le facce stanche.
Le smorfie mentre infilavano le scarpe eppure, pochi minuti dopo, eravamo di nuovo in cammino.

Forse ci adattiamo molto più velocemente di quanto crediamo. Anche alle cose che oggi ci sembrano impossibili.

Il bivacco della Marathon des Sables, le tende berbere all'alba nel deserto

Prendetelo come riflessione, sia positiva che negativa.

Quando penso alla Marathon des Sables penso anche a tutto questo.
Penso ad uno zaino pesato grammo per grammo.
A centinaia di persone che ogni mattina si alzavano e ripartivano. Nonostante le vesciche, tutti doloranti, ma con gli occhi sbrilluccicanti.

Le grandi sfide non nascono da gesti eroici. Nascono da piccole azioni ripetute abbastanza a lungo. Un passo alla volta.

Forse alla fine tutti abbiamo una nostra Marathon des Sables.
Non serve un deserto per scoprirlo.
Serve solo il coraggio di iniziare il primo passo.

Asia Menci sulle dune del Sahara durante una tappa della Marathon des Sables

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