• “Yes, you can," Ci sono storie che non hanno bisogno di essere spiegate, ti arrivano addosso e basta. Ti spostano qualcosa dentro, anche se non sai bene cosa. Quella di Dick Hoyt e di suo figlio Rick Hoyt è una di quelle storie che, quando le incontri, non torni più indietro uguale a prima. Non è una storia di corsa e basta, anche se parla di corsa. Non è una storia di risultati, anche se di traguardi ne hanno attraversati centinaia. È una storia che ti mette davanti ad una domanda semplice ma scomoda: quanto siamo davvero disposti a fare per qualcuno?

  • “Se vuoi, puoi. Quello che sembrava impossibile, se lavori duramente non è più impossibile. È questa la visione. Come un esploratore la va a cercare, un musicista la canta, un pittore la dipinge, uno scrittore la mette in parole, così un corridore la corre.”

    Ci sono storie che non parlano di limiti, ma di possibilità: non sfide urlate, ma visioni silenziose che prendono forma passo dopo passo. Quella di Michele Graglia è un percorso che attraversa corpo e mente, restando fedele a un’idea anche quando sembra troppo grande.

    L’ho scoperto in un momento delicato: un mese prima della mia prima maratona mi ero fatta male e tutto era diventato fragile. Il giorno prima della gara gli scrissi su Instagram, senza aspettarmi risposta. Invece arrivò. Pochi messaggi, semplici e profondamente umani, che mi diedero la calma e il coraggio per presentarmi alla partenza. Dopo la maratona, vedendo un mio post sui social, mi scrisse e mi fece i complimenti: un gesto piccolo, ma enorme, che racconta la persona prima ancora dell’atleta. È da qui che inizia questo racconto.