Schermo più grande e fino a 42 ore di autonomia varranno la spesa?

Settembre è il mese in cui di solito la “tecnologia” ama farsi notare, e quest’anno Apple ha scelto di alzare ancora l’asticella presentando, tra le tante novità, anche il nuovo Apple Watch Ultra 3, il gigante da polso della mela morsicata.

Non un classico, semplice aggiornamento, ma un passo deciso verso il mondo degli sportivi, o almeno questo è quel che sembra dalle prime impressioni che ho avuto: display più ampio e leggibile che durante le attività aiuta sempre, autonomia incrementata fino a 42 ore (e comunque è ancora un tasto dolente eh), connettività satellitare integrata (figata!) e una serie di funzioni specifiche pensate per chi corre, pedala, nuota o si perde volentieri nei sentieri di montagna.

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Ma cosa cambia davvero per i runner e i trail runner? Vale la pena metterci su la considerevole cifra di quasi mille euro? Con una mano sul cuore e l’altra sul portafogli andiamo a scoprirlo va…

Un display che finalmente parla chiaro

Lo schermo è il più grande mai visto su un Apple Watch: cornici più sottili del 24% e tecnologia LTPO3 che abbina fluidità e risparmio energetico. In modalità always-on il refresh rate scende fino a 1 Hz, così puoi vedere anche la lancetta dei secondi senza dover alzare il polso e ripeto, non è poca roba anche se a leggerla così non sembra.

Per chi corre appunto, soprattutto in quelle situazioni in cui sudore e fatica t’appannano la vista, significa grafici più leggibili a colpo d’occhio, anche con lo schermo di taglio, anche mentre affronti una salita proibitiva o il sole ti casca in testa a perpendicolo. Non è un dettaglio, quando sei al limite, distinguere una cifra in più o in meno, per chi fa sul serio, fa la differenza.

E una batteria non infinita, ma più “umana”

Apple promette 42 ore di utilizzo normale, che salgono a 72 in risparmio energetico, il che, se pensiamo ad un utilizzo “normale” di un oggetto che si chiama “ultra” non fa una piega… più o meno.
Invece in allenamenti outdoor, con GPS attivo e frequenza cardiaca monitorata al meglio, si parla di circa 20 ore in modalità low power. E perdonatemi ma accanto ad “ultra” sto “low” stona un po’.

Vabbè comunque tradotto possiamo dire che maratone, lunghi da 3–4 ore e anche una uscita ultra di una giornata sono coperti. Per chi affronta gare di più giorni, serve ancora il powerbank… ma la ricarica rapida aiuta: 15 minuti di stop = 12 ore extra di autonomia. Non male in una gara trail mentre rifiati e ti scaldi con una minestra in base vita.

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La vera novità è quel link al satellite “da polso”

È la funzione che fa notizia, quella che alla fine ti fa dire, vabbè oh comunque meglio del 2: SOS emergenze, messaggi e condivisione posizione via satellite, che per chi fa sul serio è tanta roba.

Se ti alleni in zone remote, se fai trail o trekking in solitaria, questa è una di quelle cose concrete, una specie di rete di sicurezza reale. Il sistema, anche senza campo, ti guida verso la tua destinazione, condivide la tua posizione in caso di necessità o incidente grave, i messaggi sono cifrati end-to-end e l’abbonamento è incluso per due anni. E se vuoi di più puoi inviare la tua posizione ogni 15 minuti a contatti precedentemente aggiunti a Dov’è. Sottolineo, se lo vuoi…

Facendo i dovuti scongiuri è il genere di innovazione che ti auguri di non dover mai usare… ma che può letteralmente cambiare il finale di una giornata.

Corsa su strada: ultra preciso e pure coach

Per i runner da città o da pista ecco le feature che ci piacciono:

  • GPS dual-frequency L1+L5 → più affidabile tra palazzi e parchi alberati.

  • Avvio veloce con tasto Azione e segmentazione manuale.

  • Funzioni avanzate di monitoraggio come oscillazione verticale, tempo di contatto e lunghezza falcata.

  • Workout Buddy (in inglese al lancio): una sorta di coach vocale che ti incoraggia o ti frena in base ai tuoi dati in tempo reale.

Non sostituisce un allenatore in carne e ossa, ma per chi cerca stimoli extra nei lunghi solitari può essere carina come cosa… oppure si stacca eh!

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Trail running: autonomia (vabbè meglio dai), mappe e tanta sicurezza

Sul trail il pacchetto di cose in più si fa interessante:

  • Mappe offline e bussola con funzione Backtrack: se ti perdi, l’orologio ti riporta al punto di partenza.

  • Nuovo quadrante Waypoint: orientamento rapido, attivazione modalità notte e scorciatoie satellitari.

  • Altimetro barometrico preciso, utile nelle gare con molto dislivello.

  • SOS via satellite già detto: qui diventa quasi imprescindibile.

Unico limite: l’autonomia. Per gare da 20–24 ore sei coperto, per le ultra di più giorni serve ricaricare. In questo senso, Garmin, COROS e Suunto restano ancora i “muli da soma” dell’endurance. Però quanto è bello?!?

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Multisport: bici, nuoto, trekking e immersioni

Ma come sempre Apple pensa a tutto e tutti, anche oltre la corsa:

  • Bici: schermo iPhone in real-time, sensori Bluetooth per cadenza e potenza, stima automatica della FTP.

  • Nuoto: rilevamento bracciate, vasche, punteggio SWOLF, resistenza all’acqua fino a 100 m.

  • Trekking: mappe offline dettagliate, waypoint, bussola top.

  • Immersioni: con l’app Oceanic+ (abbonamento) diventa un computer subacqueo fino a 40 m anche se qui meglio sentire gli esperti!

Salute e recupero: che per me sono una figata

Allenarsi è una cosa, recuperare è un’altra. Con la nuova funzione Qualità del sonno, Apple Watch Ultra 3 assegna un punteggio e scompone il periodo interessato in fattori chiave: fasi, risvegli, durata. Vabbè, ma praticamente lo fanno tutti da una vita… Si, vero, però c’è da dire che come al solito Apple fa le cose da paura e, se sei uno che come me ci lavora, ci gioca, ci vede film e serie, l’ecosistema è di una comodità sconvolgente, e tutti i dati sempre a portata di click o tap!

Infatti insieme alle notifiche su frequenza cardiaca anomala, la misurazione dell’ossigenazione e le app in grado di fare un ECG, Apple Watch Ultra 3 diventa una specie di consulente della salute che ti segue quotidianamente. Per tutti significa avere un filo di tranquillità in più, per i runner, significa leggere meglio non solo i dati sui chilometri fatti, ma anche comprendere al meglio ciò che serve per il recupero ed avere la capacità di ripartire al meglio il giorno dopo.

Il finale del Podista

L’Apple Watch Ultra 3 è il modello più maturo mai visto in casa Apple per chi corre (ma di solito è sempre così, l’ultimo arrivato è sempre il più bravo!)

  • Per i runner da strada: finalmente un GPS all’altezza, funzioni serie, da “pro” e leggibilità super.

  • Per il trail: sicurezza reale (grazie al satellite), mappe offline, autonomia sufficiente per gran parte delle gare.

  • Per gli ultra-ultra: resta il tema batteria, ma la ricarica rapida diciamo che ci mette una pezza.

Secondo me non è (ancora) il killer dei mostri sacri di casa Garmin o Suunto, ma Apple a questo giro fa un passo deciso verso il loro territorio di caccia. E per chi vive già nell’ecosistema Apple, come vi dicevo, potrebbe essere la volta buona per mettersi al poslo un vero sportwatch, a patto di essere disposti a sborsare una cifra considerevole.

Alla fine, come sempre, la fatica non mente: le gambe “ultra” restano le tue, mica quelle dell’orologio. Ma adesso hai un bellissimo (e su questo sfido chiunque a dire qualsiasi cosa) alleato in più e, sì, può anche scrivere un SMS al soccorso dovessi mai capitare nel mezzo di un percorso dove il segnale non arriva e te hai invece veramente bisogno che qualcuno ti aiuti. Mica male!

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