
Il mio viaggio attraverso le Hyper 5 dell’Emilia-Romagna è iniziato a Ravenna, il 9 novembre 2025, ed è terminato il 18 ottobre 2026 a Parma. In mezzo, altre tre tappe: Reggio Emilia, Bologna e Rimini. Cinque maratone, cinque città, un’unica regione da vivere chilometro dopo chilometro.
La maratona di RAVENNA
A Ravenna non stavo soltanto correndo una maratona. Stavo aprendo una porta. Senza saperlo, stavo mettendo la prima tessera di un mosaico personale che avrebbe preso forma nei mesi successivi. E ogni grande viaggio, in fondo, comincia così: con un primo passo e la disponibilità a lasciarsi sorprendere. Ravenna è una città che invita a guardare oltre la superficie. I suoi mosaici raccontano storie antiche attraverso migliaia di piccole tessere, ognuna diversa, ognuna indispensabile per comporre un’immagine più grande. E forse è proprio questa la metafora perfetta per una maratona: quarantadue chilometri e centonovantacinque metri fatti di singoli passi, momenti, pensieri ed emozioni che, messi insieme, diventano qualcosa di indimenticabile.

La gara di casa, REGGIO EMILIA
Reggio Emilia per me è casa, il cuore di una terra concreta, generosa, legata alle proprie radici. È la maratona che ho affrontato più volte nel corso di questi anni, ed è anche la più imprevedibile perché è quasi l’ultima del calendario annuale e non si sa mai con che cosa ci stupirà il meteo. Eppure, proprio in questo periodo, la corsa riesce secondo me a mostrare uno dei suoi volti più autentici: quello della determinazione. E poi c’è la gente, la mia gente, l’abbraccio che trovo sempre, oltre ad erbazzone e cappelletti, e al famosissimo ristoro di No Arsura. Provare per credere! Sono i miei chilometri preferiti, nei campi e nelle strade che conosco di più, e sono quelli che riescono a commuovermi ogni volta.


A Bologna non si perde neanche un bambino
A marzo è arrivata Bologna, ma questa volta con una veste speciale: ho corso la maratona per la prima volta come pacer. Non ero più soltanto responsabile dei miei chilometri, ma anche un punto di riferimento per chi ha scelto di affidarsi a me. Questo mi ha più volte ricordato che la corsa è uno sport individuale ma solo fino a un certo punto: siamo noi a dover affrontare la fatica e a dover superare i momenti difficili, ma nessun traguardo è davvero privo delle persone che ci hanno accompagnato, sostenuto o semplicemente creduto in noi. E mamma Bologna, con i suoi portici, le sue strade cariche di storia e quell’energia vivace che la rende inconfondibile è stata lo scenario ideale per vivere questa esperienza. Si, per loro i cappelletti sono i tortellini ma li perdoniamo volentieri.

E poi si va in riviera, a RIMINI
Ad aprile il viaggio si è spostato a Rimini, dove il paesaggio cambia e l’Emilia Romagna mostra un altro dei suoi volti, perchè dopo le città d’arte e l’atmosfera delle maratone invernali, arriva la Riviera. Il mare, l’orizzonte, la luce della primavera. È una regione che non smette mai di sorprendermi, che è capace di passare dalla pianura ai centri storici, dalle tradizioni dell’entroterra all’aria aperta della costa. Rimini ha aggiunto un nuovo colore al mio viaggio, e di sicuro anche un discreto quantitativo di piadina, di sole e di aria profumata di sale. Viste le temperature, è stato praticamente d’obbligo il primo tuffo in mare appena dopo il traguardo (ancora vestita da corsa). Impagabile.

E finalmente PARMA
Poi è arrivato ottobre, e sono andata a Parma per dare un compimento al viaggio, ma mi sento di dire che lì non ci fossero soltanto dei chilometri da percorrere. Avevo addosso Ravenna, con il suo mosaico di emozioni, Reggio con la concretezza di casa, Bologna con la prima responsabilità di correre al fianco degli altri, e poi c’era anche Rimini con la sua luce e il suo orizzonte.
Sapevo che mi sarei emozionata tanto, perché ci sono traguardi che hanno un significato particolare ancora prima di essere raggiunti, non perché siano necessariamente più difficili degli altri, ma perché portano con sé tutto ciò che è venuto prima.

Sono stati mesi di preparazione, di allenamenti, di organizzazione e di scelte. In mezzo ci sono state altre sfide da affrontare, giornate buone e meno buone, momenti di entusiasmo e non, come in ogni viaggio che si rispetti.
Parma è una città che racconta la bellezza attraverso dettagli raffinati e ha una forte identità. Qui il mio percorso ha trovato la sua conclusione, ma non nel senso di qualcosa che finisce e basta, quanto più la possibilità di guardarmi indietro e di riconoscere il valore della strada fatta.
Un viaggio che è valso tutti i sacrifici fatti
È una regione (la mia) che ho potuto conoscere meglio non soltanto attraverso i suoi luoghi, ma anche attraverso le sensazioni che ogni luogo mi ha lasciato, e tagliare il traguardo finale significava portare con me tutto questo.
Per come vivo io la corsa, alla fine non mi ricordo soltanto quanti chilometri ho corso o quanto tempo c’ho messo, ma mi ricordo benissimo chi ero quando sono partita, che cosa ho imparato durante il percorso e come mi sono sentita alla fine. A Parma non ho semplicemente terminato una sfida sportiva, ho chiuso un capitolo importante del mio viaggio personale, e l’ho fatto con la gratitudine di chi sa riconoscere che il valore di un traguardo non sta soltanto nella linea che attraversiamo, ma in tutto ciò che ci ha portati fin lì.

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Correre insieme non è una novità, lo si è sempre fatto. Quello che è cambiato è tutto ciò che ci abbiamo costruito intorno, come nome, logo, estetica, fotografi, a volte uno sponsor. Una riflessione onesta, senza nostalgie e senza invettive, su cosa sia diventato oggi un run club, sul cortocircuito tra comunità e contenuto, e su una domanda scomoda solo in apparenza... per chi lo stiamo facendo davvero?
“Si fa il meglio che si può con quello che si ha.”
L’accento, Carlotta Federica Montanera, lo mette su una parola precisa: meglio.
Non sul “come posso”, che spesso nasconde una rinuncia. Ma sul fare davvero il massimo con quello che abbiamo, confrontandoci con i nostri limiti senza dimenticare di essere, semplicemente, persone normali.
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Quella di Carlotta è una storia fatta di ambizione, cambiamenti, chilometri e soprattutto di una convinzione: non servono doti speciali per cominciare. Servono voglia, allenamento e quella caparbietà che ti fa continuare anche quando qualcuno ti ha già detto che non sei portato.
