

Per te atleta
Per te che sai di freddo, di calore, di trionfi e di sconfitte.
Per te che hai il corpo sano, l’anima ampia e il cuore grande.
Per te che hai molti amici, molte aspirazioni, l’allegria matura e il sorriso dei bambini.
Per te che percorri villaggi e città unendo stati con il tuo camminare.
Per te, atleta, che disprezzi la guerra e aneli la pace.Miguel Benancio Sánchez


La manifestazione nasce nel 2000 per commemorare Miguel Benancio Sánchez, podista e poeta argentino, ucciso nel 1978 durante la dittatura militare per le sue idee politiche. Da allora, ogni gennaio, Roma lo ricorda correndo.
Una corsa che non è “solo” una corsa
La Miguel richiama ogni anno migliaia di runner e offre diverse possibilità:
la gara competitiva di (quasi) 10 km
le non competitive di 10, 5 e 3 km
ossia la Strantirazzismo, aperta a famiglie e gruppi, pensata per promuovere inclusione e lotta a ogni forma di discriminazione.
Avrete già capito che la Miguel non è una gara come le altre. È un evento dal forte valore sociale, dove lo sport diventa linguaggio comune e occasione di incontro.
Ed è proprio per questo che quest’anno decidiamo di partecipare in un modo un po’ speciale.



Dieci chilometri, una carrozzina e una promessa
Siamo io, Fabio, Luca e Michele. Il nostro compito è semplice solo sulla carta: portare Nicole al traguardo e farla ridere per tutti i 10 km, spingendo la carrozzina insieme all’associazione SognoAttivo di Dario Leo.
Dopo le foto di rito e la partenza delle varie onde competitive, ci ritroviamo sulla griglia insieme alle altre carrozzine e alle joëlette delle associazioni. L’atmosfera è talmente festosa che… mi dimentico di far partire il GPS del Garmin. Lo accendo pochi istanti prima dello sparo.
“Vabbè, che ti importa?”
No, eh. Sempre di una gara si tratta: va onorata e soprattutto registrata.
Tra sampietrini, voragini e Chips anni ’80
Partiamo abbastanza forte, complice l’entusiasmo e il poco traffico iniziale. Dopo il primo chilometro iniziamo però a raggiungere gli ultimi della gara competitiva e scatta il lavoro ingrato: chiedere spazio.
Il compito tocca a Luca e Fabio che, come due Chips anni ’80, ci aprono la strada evitando collisioni involontarie e potenziali strappi al tendine d’Achille.
I primi sette chilometri scorrono tra Lungotevere, Ponte Milvio e la ciclabile sotto il Tevere. Il fondo stradale è il solito marchio di fabbrica romano: sampietrini, buche, voragini e probabilmente un varco per il Sottosopra. Non proprio l’ideale per una carrozzina.
Nicole però non si lamenta mai. Roma la conosce bene, altre gare nella Capitale le ha già fatte, e sa cosa aspettarsi.

L’Olimpico: il momento che vale tutto
Entriamo al Foro Italico, tra curve strette e adrenalina crescente. Sappiamo che sta arrivando il momento più emozionante: l’ingresso nello Stadio Olimpico.
Il tunnel che porta alla pista è buio e in discesa. Ai lati, appese, ci sono le maglie di grandi sportivi, calciatori della Lazio, della Roma e della Nazionale. È inevitabile: qualcuno tira fuori il telefono per foto, video e selfie.
Poi si entra nello stadio. Il pubblico non è tantissimo, ma la sensazione è quella delle grandi occasioni. Per un attimo sembra che siano lì solo per te.
Dopo il traguardo c’è un po’ di calca — la logistica forse potrebbe essere migliorata — ma ormai non conta più nulla: Nicole ha tagliato il traguardo e ha conquistato la sua medaglia. Foto di rito, sorrisi, abbracci. Quelle che restano.

Correre per rendere felici
È stata una grande domenica, all’insegna della solidarietà. E in momenti così non posso fare a meno di pensare alle parole di Baden Powell, fondatore degli scout:
“Il vero modo di essere felici è procurare la felicità agli altri.
Preoccupatevi di lasciare questo mondo un po’ migliore di come lo avete trovato.”
Forse è anche questo il senso della Corsa di Miguel: correre non solo per arrivare primi, ma per arrivare insieme.
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