La Doppia W è una delle gare trail più caratteristiche del panorama italiano. Si corre a Tirano e non ti lascia respirare un attimo: ti porta su, ti riporta giù e poi ricomincia daccapo. Boschi, creste, panorami che tolgono il fiato e un tracciato che mette continuamente alla prova gambe, testa, capacità di adattamento e, immancabilmente, stomaco.

La Gara

La manifestazione propone diverse distanze, ognuna con un’identità ben precisa:

  • W100, 104 km e 6.900 m D+
  • W60, 62 km e 4.500 m D+
  • W35, 37 km e 2.700 m D+
  • W15, 16 km e 800 m D+

Quest’anno alla partenza c’erano sia Asia che Davide, insieme ma con due obiettivi completamente diversi, Asia impegnata nella W60 e Davide nella W35. Due distanze, due gare, due modi di correre lontani tra loro (lei ultra trailer di lungo corso, lui più abituato all’asfalto e alle maratone), eppure, come vi accorgerete leggendo, lo stesso nemico ad aspettarli sul percorso: il caldo, uno stomaco che a un certo punto decide di chiudersi e la stessa ancora di salvezza pronta nello zaino.

Asia e Davide alla DoppiaW Ultra

Asia, W60, ogni piano deve fare i conti con la realtà

La W60 non rappresentava il vero obiettivo della mia stagione. Era l’ultimo lungo prima del GTC, un’occasione per verificare tutto quello che avevo preparato nei mesi precedenti, dall’alimentazione ai materiali, dalla gestione del caldo a quella della fatica. Un banco di prova generale in condizioni reali, dove ogni dettaglio sarebbe diventato un’informazione utile da portarmi alla prossima sfida.

Uso Näak da qualche anno e ho potuto testare i loro prodotti in allenamento prima di affidarmici in gara, perché il giorno della competizione non è mai il momento per improvvisare. L’obiettivo, più semplice da dire che da fare, era riuscire ad assumere energia in modo costante senza arrivare mai al punto di avere fame, alternando consistenze e sapori per limitare la perdita di appetito, uno degli aspetti più sottovalutati nelle gare lunghe.

Asia e Naak alla DoppiaW Ultra

Nella preparazione del piano ho cercato di rispettare alcuni principi che considero fondamentali: alimenti facili da aprire e da consumare anche con una sola mano, prodotti che non si incollano ai denti e non si sbriciolano, un’alternanza continua tra dolce e salato e tra alimentazione liquida, solida e semisolida, e infine una scorta personale abbondante, con tanto di back up, senza affidarmi mai completamente ai ristori. Ho imparato che ai ristori non sempre si trova quello che ci si aspetta, e per questo preferisco partire sapendo di avere con me tutto ciò che mi serve, anche di più, e usare quello che trovo lungo il percorso come integrazione e non come unica fonte di energia.

La W60 è una gara “a doppio panettone”, due lunghe salite in cui si concentra quasi tutto il dislivello positivo, seguite da lunghi tratti di discesa e un solo strappo finale prima dell’arrivo. Stimavo un tempo compreso tra le tredici e le quindici ore, e alla fine è andata praticamente così, poco sotto le quindici.

Anche il percorso ha condizionato la mia strategia alimentare, perché non ho ragionato semplicemente su cosa mangiare ogni ora, ma su dove mangiarlo, in funzione dei ristori e del profilo del tracciato. Nei primi diciassette chilometri, quasi interamente in salita, sapevo che avrei usato a lungo i bastoncini e che in diversi punti il terreno sarebbe stato tecnico, e in quelle condizioni aprire un gel o una barretta diventa complicato. Per questo avevo previsto di affidarmi soprattutto ai drink mix, molto più semplici da assumere in salita, lasciando gel, waffle e puree ai tratti più corribili.

Asia e naak alla doppiaW Ultra 2026

Come spesso succede nelle ultra, però, lo stomaco aveva altri programmi. Era prevista una giornata calda e le temperature elevate hanno inciso molto più di quanto immaginassi. Con il passare delle ore lo stomaco ha iniziato lentamente a chiudersi, e quello che in allenamento funzionava alla perfezione è diventato all’improvviso difficile da gestire. I waffle e le puree, che avevo inserito proprio per avere consistenze diverse e contrastare la monotonia dei gel, sono rimasti quasi tutti nello zaino.

Nausea, caldo e poca voglia di masticare mi hanno costretta a cambiare completamente strategia, ed è qui che gel e drink mix hanno fatto davvero la differenza. I drink mix sono diventati la mia principale fonte di carboidrati nelle fasi più tecniche e in tutti i momenti in cui lo stomaco accettava soltanto qualcosa di liquido. Tra i gel i miei preferiti sono stati i Boost Energy Gel Neutral, dal gusto molto delicato e facili da assumere anche dopo tante ore di gara, insieme ai Boost Gel alla menta, che oltre all’apporto energetico mi regalavano una piacevole sensazione di freschezza nelle ore più calde. La loro consistenza leggermente più densa rispetto a un gel tradizionale mi dava anche la sensazione di assumere qualcosa di più solido, un piccolo dettaglio che, dopo molte ore, fa la differenza.

naak

Un aspetto che non avevo messo in conto è stata la sonnolenza, una sensazione che di solito mi capita nelle gare da ventiquattro ore e non certo in una sessanta chilometri. Probabilmente il caldo e una notte passata a dormire poco e male hanno accelerato tutto. In quel momento la caffeina è diventata un’alleata preziosa: ho usato il Boost Gel Peach con caffeina e, nell’ultima lunga salita verso la cresta, intorno al cinquantesimo chilometro, anche la barretta Caramel Macchiato, sempre con caffeina, giusto per ritrovare un po’ di lucidità e continuare a gestire la gara.

Anche i ristori facevano parte della strategia, perché pur avendo con me una scorta completa non li avevo affatto esclusi, anzi. Quando finalmente ho trovato pane bianco, formaggio e Coca-Cola è stato quasi un piccolo punto di svolta, alimenti semplici che il mio stomaco tollera bene nelle ultra e che mi hanno aiutata a recuperare un po’ di appetito e di energie. Forse è successo un po’ tardi, ma in quel momento era esattamente quello di cui avevo bisogno. Il mio go-to nelle ultra, se possibile, resta pane e olio, parmigiano e Coca-Cola, non per forza in quest’ordine, ma rende l’idea.

Non sono riuscita a rispettare il target di carboidrati che avevo programmato, il caldo ha stravolto il mio piano e in certi momenti ho dovuto quasi obbligarmi a mangiare. Eppure la vera lezione, nonostante gli inciampi lungo il percorso, è stata proprio la pianificazione, perché sapere quale fosse il mio obiettivo mi ha permesso di capire immediatamente come adattarmi. Ognuno ha esigenze, tolleranze e strategie diverse, ed è per questo che è fondamentale provare, provare e ancora provare prima della gara. Per me la Doppia W è stata soprattutto questo, un banco di prova prezioso che mi ha ricordato ancora una volta quanto, nelle gare lunghe, la capacità di adattarsi conti almeno quanto la preparazione.

Asia Menci DoppiaW Ultra
Davide Crescenzo Crash DoppiaW Ultra

Davide, W35: allo stomaco non si comanda

Per il secondo anno consecutivo torno a correre sulle Alpi, convinto da Christian Bellesini, l’organizzatore. Rispetto all’anno scorso il percorso cambia, ma non di molto: qualche chilometro iniziale tranquillo e poi l’inizio della salita eterna per raggiungere la vetta, prima di buttarsi tutto giù fino a Tirano.

Abituato alla strada, e soprattutto alle maratone, la gestione dell’integrazione ormai l’ho affinata, ma nel trail è tutta un’altra storia, perché allo stomaco non si comanda. Avevo studiato un buon piano, con gel e drink mix soprattutto nella parte iniziale, ma non è andata come avrei voluto. Da subito, probabilmente per il caldo che soffro in modo particolare, lo stomaco si è chiuso. Per fortuna i drink mix sono stati la salvezza: sciolti in acqua, con i loro sessanta grammi di carboidrati, mi hanno permesso di ingerire almeno una parte, seppur minima rispetto a quanto avevo pensato, dei carboidrati che mi servivano.

Davide alla DoppiaW Ultra con Naak

La situazione è rimasta invariata fino al rifugio Schiazzera, dove finalmente lo stomaco ha cominciato ad aprirsi un po’ e ne ho approfittato per mandare giù qualcosa di solido dal ristoro, un po’ di pasta insieme a formaggio e bresaola. Immancabile a ogni ristoro la Coca-Cola, perfetta per reintegrare un po’ di zuccheri. Pur avendo già percorso buona parte del tracciato l’anno prima, non lo ricordavo così impegnativo, e proprio per questo ho cercato di sforzarmi a mangiare ancora di più qualcosa di solido, perché le ore di gara erano davvero tante.

Poco prima di attaccare l’ultima salita verso la cresta, un altro drink mix da settantadue grammi e un gel, per avere l’energia e la lucidità mentale giuste ad affrontare il tratto più esposto. Per quanto la salita sia stata faticosa, la discesa non è stata da meno, soprattutto in alcuni passaggi con pendenze anche del venticinque per cento, che per uno come me, non abituato, non sono certo una passeggiata.

Con la parte più tecnica e faticosa ormai alle spalle, restava da raggiungere il traguardo, quasi tutto su sentieri boschivi abbastanza ombreggiati che hanno aiutato ad abbassare la percezione del calore e mi hanno dato modo di integrare anche con le Ultra Energy Bar. Anche questa volta, con tanta fatica e tanto sudore, sono arrivato al traguardo. Senza l’aiuto dei prodotti Näak, e in particolare dei drink mix, mi sarei probabilmente ritirato, come è successo a molti. Senza benzina non si va avanti, e quando lo stomaco non collabora avere prodotti che ti aiutano ad aggirare il problema diventa un vero e proprio salvavita.

Naak DoppiaW Ultra 2026
Davide e Naak DoppiaW Ultra 2026

Due gare, la stessa lezione

Distanze diverse, passi diversi, storie diverse, e alla fine lo stesso filo conduttore. Sia Asia che Davide sono partiti con un piano alimentare studiato nei dettagli, entrambi hanno visto quel piano andare in crisi sotto il sole di Tirano, e per entrambi la via d’uscita è stata la stessa, i carboidrati liquidi quando lo stomaco rifiutava tutto il resto e la lucidità di adattarsi a quello che il corpo, e il percorso, chiedevano momento per momento. Nelle gare lunghe si vince raramente con il piano perfetto, molto più spesso con la capacità di riscriverlo mentre si corre.

Questo articolo nasce dalla collaborazione tra La Rivista del Podista e Näak. I prodotti citati sono stati forniti da Näak, mentre i racconti, le impressioni e i giudizi appartengono ad Asia e Davide e riflettono la loro esperienza diretta in gara.

Davide Crashot DoppiaW Ultra con Naak

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