
È un viaggio tra storie di coraggio, determinazione e passione, storie che mi e ci ricordano che ogni traguardo è possibile se affrontato con cuore e menti aperte.
Nel 2022 ho corso la mia prima mezza maratona. Correvo da poco, ma sapevo che volevo mettermi alla prova e capire fino a dove potevo arrivare. Prima di iscrivermi, a qualcosa che per me era una terra sconosciuta, ho cercato informazioni su maratone, allenamenti e maratoneti famosi, e tra tutte le storie che mi sono capitate davanti, c’è stata una che mi ha colpito profondamente: Eliud Kipchoge. Leggere della sua vita e dei suoi risultati è stato come un “colpo di fulmine”. Non erano solo i tempi incredibili o le vittorie a catturarmi, ma la sua mentalità, la disciplina e soprattutto il messaggio che trasmette: che nessun limite è impossibile da superare quando ci credi davvero. È stato in quel momento che ho trovato il coraggio di sfidare me stessa, di credere nelle mie possibilità e, passo dopo passo, arrivare al traguardo della mia prima mezza maratona. Spoiler : due anni dopo sono diventata una maratoneta, ma di questo ve ne parlerò più avanti! Ed è così che da quell’esperienza nasce l’idea di questa rubrica: uno spazio in cui voglio raccontare i personaggi che più hanno ispirato il mio percorso, quelli che con le loro storie, i loro obiettivi raggiunti e i messaggi che portano, riescono a lasciare un segno, siano essi campioni famosi o figure meno conosciute. È un viaggio tra storie di coraggio, determinazione e passione, storie che mi e ci ricordano che ogni traguardo è possibile se affrontato con cuore e menti aperte.

Eliud Kipchoge Rio 2016
Foto dal web
Un campione nato in Kenya
Eliud Kipchoge è nato nel 1984 in un piccolo villaggio del Kenya, più precisamente a Kapsisiywa, immerso tra le colline dell’altopiano. Come tutta la popolazione di questi villaggi, sin da bambino ha imparato cosa significa correre per necessità: ogni giorno percorreva diversi chilometri per andare a scuola e proprio quella che poteva sembrare una semplice routine quotidiana si è trasformata negli anni nella base di un percorso da podista straordinario. Cresciuto in un ambiente rurale, Kipchoge ha imparato presto il valore della resilienza, della fatica e della determinazione. Tre caratteristiche, che sento molto vicino a me, che poi hanno formato non solo la sua carriera sportiva ma anche tutta la sua vita.
L’uomo dei record
Quando si parla di maratona, oggi uno dei primi nomi che vengono in mente è il suo. C’è anche chi, come me alle prime uscite di corsa, ha trovato il suo nome in cima a tutte le ricerche: se digitavo la parola “maratona”, il suo nome usciva in automatico. Kipchoge ha vinto quasi tutte le gare più prestigiose del mondo, da Londra a Berlino, passando per Chicago. È campione olimpico per due edizioni consecutive (Rio 2016 e Tokyo 2021) e nel 2022 ha stabilito a Berlino il record mondiale con un incredibile 2h01’09”, un primato che poi è stato superato nel 2023 dal giovane connazionale Kelvin Kiptum, che ha corso la maratona di Chicago in 2h00’35”.
Purtroppo, Kiptum è venuto a mancare nel febbraio 2024, all’età di 24 anni, in un tragico incidente stradale in Kenya, insieme al suo allenatore Gervais Hakizimana. Parlerò sicuramente di questo campione nelle prossime “storie” perché è un talento che, nonostante la sua prematura scomparsa, merita la giusta attenzione sportiva, ma soprattutto umana.
Tornando a Eliud, non è solo una questione di numeri e tempi: ciò che colpisce è la sua costanza. In un’epoca in cui rimanere al vertice per tanti anni sembra impossibile, lui – uomo sempre sorridente, all’apparenza fragile, con occhi malinconici eppure vivi e lucenti – rimane lì, chilometro dopo chilometro, anno dopo anno, diventando un faro per tutto il mondo del running, dall’amatore al professionista, e ovviamente per la sottoscritta. Perché, nonostante gli anni che passano, vederlo lì sulla linea di partenza alla maratona di Sydney dello scorso 31 agosto (nono posto e cronometro fermato a 2h08’31”) mi fa sempre pensare che: sì, posso farcela!

Eliud Kipchoge Record sub 2 ore
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Eliud Kipchoge Vienna 2019 Record
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La sfida delle 2 ore
Il 12 ottobre 2019, a Vienna, Kipchoge ha compiuto l’impensabile. In un evento organizzato con precisione scientifica, ha corso la maratona in 1h59’40”, diventando il primo uomo nella storia a scendere sotto le due ore. Non si è trattato di un record ufficiale, ma di un esperimento che ha dimostrato fino a che punto può spingersi il corpo umano quando si uniscono talento, scienza e spirito di squadra.
Quel giorno, davanti a migliaia di spettatori e a milioni di appassionati collegati in tutto il mondo, Kipchoge ha trasformato in realtà il suo sogno… o meglio, il sogno di quel bambino che correva per chilometri e chilometri solo per arrivare a scuola, affamato di sfide e libertà, e che poi ha imparato a correre con il cuore aperto al mondo. La sua impresa ha ispirato generazioni di podisti, mostrando che la corsa non è solo tecnica e forza, ma anche passione, perseveranza e umanità.
Ricordo molto bene la sensazione che provai quando nel 2022 lessi di questa sua sfida: ero rimasta sbalordita da questo suo coraggio di mettersi in gioco, di sfidare i suoi limiti e, personalmente, ammiro profondamente questa sua resilienza, questa sua “dote” di credere fino in fondo nella propria forza. Vedere Kipchoge superare i propri limiti è un richiamo potente a non arrendersi mai, a inseguire i propri sogni con coraggio e determinazione, perché se lo fai, alla fine, ce la puoi fare.
Filosofia e semplicità
Nonostante la fama planetaria, Kipchoge continua a vivere con una semplicità disarmante. Si allena in Kenya in un camp spartano, dove condivide i pasti, le pulizie e la vita quotidiana con gli altri atleti. Crede nella disciplina, nella regolarità e nella forza della mente. Per lui, la corsa non è solo competizione ma anche un modo per coltivare l’equilibrio interiore.
“La disciplina è scegliere tra ciò che vuoi adesso e ciò che vuoi di più”
Frase che Kipchoge ripete molto spesso. Forse è proprio questa filosofia di vita, fatta di umiltà e rigore, a renderlo non solo un campione, ma un simbolo di ispirazione per chiunque corra.

Eliud Kipchoge in Kenya - Training camp
Foto dal web
Lo sapevi che…
Oltre a correre, Kipchoge ama leggere. Non romanzi leggeri, ma libri di filosofia e psicologia, proprio perché, come vi accennavo prima, è convinto che la mente sia la vera chiave per affrontare le sfide più dure, nella corsa come nella vita. Tra i suoi titoli preferiti ci sono saggi sul pensiero positivo e sulla leadership. È quindi fermamente convinto che la forza mentale conti almeno quanto quella fisica, e forse è proprio questa combinazione a spiegare perché, quando corre, sembra andare oltre i limiti umani.

Eliud Kipchoge - Nessun essere umano è limitato
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Nessun essere umano è limitato
La frase-mantra più famosa di Eliud Kipchoge, che riassume la sua filosofia di vita e di corsa, è:
“No human is limited.” (Nessun essere umano è limitato.)
È diventato il suo motto, ripetuto dopo la maratona sotto le 2 ore a Vienna, e oggi è citato in tutto il mondo come simbolo di ispirazione per chi corre e per chi affronta qualsiasi sfida, perché quello che lui vuole dire con questo suo mantra è proprio il fatto che ogni persona ha dentro di sé la possibilità di andare oltre le barriere che sembrano invalicabili e che bisogna credere nelle proprie capacità e non fermarci ai limiti che la nostra mente spesso ci impone, perché siamo capaci di tutto: con lavoro, determinazione e costanza.
Le sue “scarpette magiche”
Kipchoge è un atleta legato alla Nike ma le sue scarpe variano tra gli infiniti modelli che il marchio mette a disposizione e ovviamente possiamo dividere le categorie fra allenamenti e gare specifiche.
Per le scarpe da gara non c’è alcun dubbio le sue predilette sono le Nike Air Zoom Alphafly Next% 2 con cui ha stabilito il primato mondiale a Berlino nel 2022. Poi abbiamo le Alphafly Next% (prototipo) che le ha utilizzate nell’impresa del sub 2h a Vienna nel 2019. Attenzione con il termine ‘prototipo’ intendevo che era una versione personalizzata, non omologata ufficialmente, con tecnologia avanzatissima.
Per le scarpe da allenamento quotidiano, Eliud Kipchoge adotta una rotazione di modelli come le Zoom Fly, le Pegasus e le Vomero, selezionandoli in base alla tipologia di allenamento, al terreno e all’intensità della sessione. Questa varietà gli permette di gestire al meglio carichi, recupero e prestazioni, adattando sempre la calzatura alle esigenze specifiche di ogni giornata.

Eliud Kipchoge Nike Shoes
Foto dal web
Il finale del podista
Chi, come me, è rimasto ispirato dal percorso umano e sportivo di Eliud Kipchoge troverà nel seguente libro un’occasione preziosa per entrare più a fondo nella sua filosofia di vita, nella sua disciplina quotidiana e nei momenti che hanno fatto la storia della maratona.
Il libro che consiglio è la sua autobiografia ufficiale, un racconto in prima persona che va oltre lo sport:
- No Human Is Limited: The Autobiography of the First Man to Run a Marathon in Under Two Hours – Eliud Kipchoge Un’opera sincera, ispirata e motivante, dove Kipchoge condivide i valori che lo hanno reso un simbolo globale di costanza e umiltà.
Disponibile su Amazon Italia
Spero che questa lettura possa farvi comprendere ancora meglio come, dietro ogni campione, si nasconda una storia di vita che incide profondamente sulla carriera dell’atleta. Prima di essere tale, infatti, resta comunque un uomo, vulnerabile alle emozioni che il percorso chiamato “vita” ci pone davanti, e che poi contribuiscono a formare la persona, in tutto e per tutto.
Eliud Kipchoge, per me, resterà sempre quel bambino che correva per andare a scuola e che, in qualche modo, è riuscito a trasformare una difficoltà in una risorsa preziosa!
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L’ho scoperto in un momento delicato: un mese prima della mia prima maratona mi ero fatta male e tutto era diventato fragile. Il giorno prima della gara gli scrissi su Instagram, senza aspettarmi risposta. Invece arrivò. Pochi messaggi, semplici e profondamente umani, che mi diedero la calma e il coraggio per presentarmi alla partenza. Dopo la maratona, vedendo un mio post sui social, mi scrisse e mi fece i complimenti: un gesto piccolo, ma enorme, che racconta la persona prima ancora dell’atleta. È da qui che inizia questo racconto.




