
Un percorso nato per curiosità
La corsa non è stata la prima passione di Francesca. Prima ci sono stati snowboard e sci, sport tecnici che richiedono precisione, disciplina e attenzione ai dettagli. La corsa arriva più tardi, quasi per caso, come naturale prosecuzione di una ricerca di nuovi stimoli. Racconta:
Mi sono accorta che la corsa mi veniva bene, era naturale!
La distanza lunga, con i suoi ritmi lenti e costanti, si rivela il contesto perfetto per il suo approccio: la gestione mentale e la capacità di risolvere problemi diventano centrali, più della velocità pura. È proprio in queste lunghe distanze che Francesca trova il suo linguaggio. Non corre per sfidare gli altri ma per esplorare se stessa: imparare a dosare energie, leggere la fatica, affrontare gli imprevisti. La corsa diventa uno strumento per conoscere i propri limiti e trasformarli in risorse preziose.

Francesca Canepa foto_Giuseppe_Di_Mauro
Foto di Giuseppe Di Mauro

Francesca Canepa
Foto dal web

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Foto dal web
Dove la distanza diventa riflessione
Le ultramaratone e gli ultra trail sono la sua dimensione naturale. Ogni salita diventa un’occasione per misurare pazienza e resilienza, ogni discesa un momento per riflettere sul gesto, sul ritmo, sull’equilibrio interiore. Per Francesca la fatica non è affatto un nemico ma bensì una maestra: mette alla prova mente e corpo e ti obbliga a trovare soluzioni creative e concrete.
C’è un aneddoto che Francesca mi ha raccontato che spiega bene questo suo approccio: durante una gara di snowboard con le sue allieve, una delle ragazze dimentica le braghe da gara. Una situazione che per molti sarebbe stata un ostacolo insormontabile. Francesca reagisce subito trovando una soluzione pratica, ovvero far usare a tutte dei jeans, facendo così sentire la giovane atleta supportata, capita e accompagnata, insegnandole che insieme si può superare qualsiasi difficoltà. La gara si fa, il gruppo resta unito e la lezione resta: il supporto e la fiducia negli altri contano quanto la tecnica e la preparazione.
L’UTMB e la vittoria della testa
Il momento simbolo della sua carriera arriva nel 2018 all’Ultra-Trail du Mont-Blanc. Una gara leggendaria con i suoi 170 chilometri attorno al Monte Bianco e migliaia di metri di dislivello con condizioni spesso estreme. Francesca la vince, dopo essere arrivata seconda nel 2012.
Ma non è stato il cronometro a fare la differenza: è stata la capacità di gestire la pressione, di controllare il ritmo, di rimanere concentrata sul qui e ora. La mente, più dei muscoli, ha scritto la storia di quella vittoria. Ogni decisione, ogni passo, ogni energia spesa era calcolata: la perfezione non nel tempo ma nella consapevolezza e nella gestione della gara.
Quella vittoria non rappresenta solo un successo sportivo ma un passaggio fondamentale nella sua vita, un momento in cui la pazienza, la strategia e la determinazione hanno dimostrato che la corsa lunga è soprattutto una prova interiore.

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Foto dal web

Francesca-Canepa-UTMB
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Lo sapevi che…
Francesca è anche psicologa, laureata in psicologia generale sperimentale, ma il suo lavoro (oltre che essere maestra di snowboard) si concentra sul mental coaching: aiutare le persone a ottimizzare le proprie risorse, non a trattare patologie. Ama il contatto diretto, il rapporto vero, senza meccanismi da “catena di montaggio”.
Segue con passione le gare di snowboard cross del figlio maggiore, atleta di livello nazionale, vivendo un “doppio pathos”: le sue gare in estate, le sue in inverno. Ama gli animali, tutti adottati da situazioni difficili, e vive questo impegno con la stessa filosofia: dare una seconda possibilità, valorizzare ciò che sembrava perso. Pratica ancora snowboard e sci di fondo perché ama il gesto tecnico, il contatto con la natura e segue con attenzione tutte le storie di altri atleti, traendone ispirazione.

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Foto di Nicolò Balzani

francesca canepa regina delle montagne
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francesca canepa
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Lo spirito di Francesca
Guardando il percorso di Francesca Canepa emerge un principio molto chiaro: non è la velocità a contare ma la capacità di affrontare le difficoltà con intelligenza, empatia e determinazione.
Che si tratti di correre centinaia di chilometri o di aiutare un giovane atleta a superare la paura di un piccolo imprevisto, il filo conduttore è sempre lo stesso: consapevolezza, presenza, sostegno reciproco.
La sua vita sportiva e personale si intrecciano in un’unica filosofia: affrontare le sfide, sostenere chi è accanto e valorizzare le proprie capacità senza mai forzare la natura delle cose.

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Il finale del podista
Se volete entrare davvero nel mondo di Francesca dovete guardare oltre le classifiche e i podi. Un libro che racconta bene la sua mentalità di resilienza e gestione mentale, che l’ha ispirata, è Open di Andre Agassi. Disponibile su Amazon Italia
Un testo non sulla corsa ma sulle sfide della vita e dello sport, utile per chi vuole comprendere la forza mentale dietro le prestazioni.
Quando penso a Francesca Canepa, prima di pensarla come atleta, vedo la persona che è: una donna che sa ascoltare se stessa e gli altri, che affronta le difficoltà con calma e strategia e che trasforma ogni sfida in un’occasione di crescita. La sua storia mi fa riflettere sul fatto che non conta quanto siamo veloci o quanto vinciamo, ma quanto siamo capaci di restare presenti, consapevoli e solidali anche quando tutto sembra dirci di fermarci.
Non tutti correremo un UTMB, non tutti guideremo giovani atleti e non tutti adotteremo animali in difficoltà, ma tutti possiamo scegliere di affrontare le sfide con coraggio, intelligenza e generosità. Ed è proprio questo il dono più grande che Francesca lascia a chi la segue: la certezza che ogni passo, se fatto con consapevolezza e cuore, ha un valore unico.
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Correre insieme non è una novità, lo si è sempre fatto. Quello che è cambiato è tutto ciò che ci abbiamo costruito intorno, come nome, logo, estetica, fotografi, a volte uno sponsor. Una riflessione onesta, senza nostalgie e senza invettive, su cosa sia diventato oggi un run club, sul cortocircuito tra comunità e contenuto, e su una domanda scomoda solo in apparenza... per chi lo stiamo facendo davvero?
“Si fa il meglio che si può con quello che si ha.”
L’accento, Carlotta Federica Montanera, lo mette su una parola precisa: meglio.
Non sul “come posso”, che spesso nasconde una rinuncia. Ma sul fare davvero il massimo con quello che abbiamo, confrontandoci con i nostri limiti senza dimenticare di essere, semplicemente, persone normali.
Ci sono storie di corsa che parlano soprattutto di risultati. E poi ce ne sono altre che raccontano quanto la corsa possa cambiare il modo in cui guardiamo noi stessi.
Quella di Carlotta è una storia fatta di ambizione, cambiamenti, chilometri e soprattutto di una convinzione: non servono doti speciali per cominciare. Servono voglia, allenamento e quella caparbietà che ti fa continuare anche quando qualcuno ti ha già detto che non sei portato.
“Se non è su Strava non esiste” nasce come battuta tra sportivi, ma nel tempo è diventata qualcosa di più serio: una fotografia perfetta del nostro rapporto con la performance e con la condivisione.
