
“Caro Filippide, ma siamo sicuri che, per arrivare ad Atene, non ci fosse una strada con meno salite?”
La Maratona di Atene è una di quelle cose che chi corre dovrebbe fare almeno una volta nella vita. Una sorta di pellegrinaggio laico. I greci la chiamano L’Autentica, e in effetti qui più autentico di così non si può: si parte da Maratona e si arriva ad Atene, senza scorciatoie, senza panorami particolarmente emozionanti e con un percorso che sembra progettato da qualcuno con un conto in sospeso con i podisti.



Esistono ancora Maratone economiche, ma fate in fretta!
Quest’anno il pettorale costava 55 euro. Un affare, infatti sono finiti in una settimana. Poi restavano solo le agenzie, che probabilmente hanno brindato alla rapidità dell’esaurimento.
Il percorso merita un commento. Chi immagina colline greche, mare luccicante e templi sullo sfondo è pregato di regolare le aspettative. Pensate a una Roma–Ostia, ma lunga il doppio e con una salita costante che inizia circa al 19° km e finisce attorno al 31/ 32°. I primi 10 km scorrono bene, qualche ondulazione simpatica, poi arriva la rampa infinita. Se non siete allenati, è il momento in cui vi chiedete perché non vi siete dedicati al padel. La buona notizia? Gli ultimi 10 km in discesa regalano un senso di rinascita, quasi mistica.


“Μπράβο, πάμε!”
Quello che commuove davvero è il tifo. Bambini e adulti lungo la strada, un continuo “Μπράβο, πάμε!” (che suonano come “Bravo, pame” e mi dicono voler dire “complimenti ” e” andiamo, forza”) che ti spinge avanti anche quando le gambe vorrebbero scioperare. I più piccoli regalano ramoscelli d’ulivo e cercano il cinque come se fosse una missione nazionale. Difficile non cedere a un minimo di commozione.
Arrivo allo stadio Panathinaiko: 195 metri (o poco più) che valgono il prezzo del pettorale, il sudore, la salita e pure i dubbi esistenziali dell’ultimo terzo di gara.
Distanze diverse, medaglie uguali???
E poi c’è la questione medaglia. Tocchiamo un tasto delicato. Quella della maratona era identica alla medaglia della 5 km del sabato e della 10 km della mattina. Stesso design, stesso nastro, stesso tutto. Chi ha corso entrambe le distanze ora ha un set di gemelle monocromatiche. Un po’ di differenza, anche solo simbolica, avrebbe aiutato. Nulla di tragico, ma scoprire la tua medaglia già al collo dei runner dei 5 km durante la cena pre-gara toglie un po’ di magia.
Ottima invece la gestione dei pullman che portano i partecipanti a Maratona: puntuali, comodi, senza stress. Meno brillante la trovata di far consegnare la borsa del cambio entro il sabato. Una scelta curiosa, considerando che molti la mattina hanno bisogno di felpa, giacca, crema antisfregamento e altro. Il poncho usa e getta fornito nel pacco gara è simpatico, ma non fa miracoli.
Nota di colore: in questa edizione ha partecipato anche Matteo Renzi, pettorale n.1, chiudendo con tempo onorevole di 4h10′.

“Dopo tutto questo tempo?”
“Sempre!”
In conclusione, la Maratona di Atene è dura, a tratti poco scenografica, logisticamente strana in alcuni punti… e assolutamente da fare. Perché quando entri nel Panathinaiko e senti il tifo, capisci perché, dopo 2.500 anni, continuiamo ostinatamente a correre da Maratona ad Atene ma in tutte le parti del mondo!

RIMANI NEL LOOP
Iscriviti ad un'altra newsletter,
ma questa è meglio.
Lascia un commento
Correre una maratona all’estero non significa necessariamente volare a New York! La Sofia Marathon 2026 è stata l’occasione per scoprire una gara accessibile, con distanze per tutti i livelli, un percorso tra i monumenti della capitale bulgara e tante emozioni da vivere, anche fuori dal tracciato. Un racconto tra corsa, amicizia e divertimento per dimostrare che, per vivere la magia di una maratona, non serve andare dall’altra parte del mondo.
Da Ravenna a Reggio Emilia, passando per Bologna e Rimini, fino al traguardo di Parma. Cinque maratone, cinque città, migliaia di passi e un unico filo conduttore: la voglia di scoprire che cosa si nasconde oltre la fatica, dentro i luoghi e dentro di me.
Il circuito HypER 5 riunisce le maratone di Parma, Reggio Emilia, Ravenna, Bologna e Rimini. Davide Crescenzo intervista Benedetta Gagna, co-ideatrice del progetto, e racconta il suo primo giro, chiuso con il medaglione al collo insieme ad altri 21 atleti.
Quanto costa la Marathon des Sables? Asia Menci parte dalla quota di iscrizione della Legendary 2026 e arriva a tutto il resto: requisiti medici, attrezzatura, viaggio, tempo ed energia. Perché quel click non compra un pettorale, ma apre un progetto che si prende spazio nella vita di chi decide di partire.
