“Si fa il meglio che si può con quello che si ha.”
L’accento, Carlotta Federica Montanera, lo mette su una parola precisa: meglio.
Non sul “come posso”, che spesso nasconde una rinuncia. Ma sul fare davvero il massimo con quello che abbiamo, confrontandoci con i nostri limiti senza dimenticare di essere, semplicemente, persone normali.
Ci sono storie di corsa che parlano soprattutto di risultati. E poi ce ne sono altre che raccontano quanto la corsa possa cambiare il modo in cui guardiamo noi stessi.
Quella di Carlotta è una storia fatta di ambizione, cambiamenti, chilometri e soprattutto di una convinzione: non servono doti speciali per cominciare. Servono voglia, allenamento e quella caparbietà che ti fa continuare anche quando qualcuno ti ha già detto che non sei portato.
“Yes, you can," Ci sono storie che non hanno bisogno di essere spiegate, ti arrivano addosso e basta. Ti spostano qualcosa dentro, anche se non sai bene cosa. Quella di Dick Hoyt e di suo figlio Rick Hoyt è una di quelle storie che, quando le incontri, non torni più indietro uguale a prima. Non è una storia di corsa e basta, anche se parla di corsa. Non è una storia di risultati, anche se di traguardi ne hanno attraversati centinaia. È una storia che ti mette davanti ad una domanda semplice ma scomoda: quanto siamo davvero disposti a fare per qualcuno?
“Se vuoi, puoi. Quello che sembrava impossibile, se lavori duramente non è più impossibile. È questa la visione. Come un esploratore la va a cercare, un musicista la canta, un pittore la dipinge, uno scrittore la mette in parole, così un corridore la corre.”
Ci sono storie che non parlano di limiti, ma di possibilità: non sfide urlate, ma visioni silenziose che prendono forma passo dopo passo. Quella di Michele Graglia è un percorso che attraversa corpo e mente, restando fedele a un’idea anche quando sembra troppo grande.
L’ho scoperto in un momento delicato: un mese prima della mia prima maratona mi ero fatta male e tutto era diventato fragile. Il giorno prima della gara gli scrissi su Instagram, senza aspettarmi risposta. Invece arrivò. Pochi messaggi, semplici e profondamente umani, che mi diedero la calma e il coraggio per presentarmi alla partenza. Dopo la maratona, vedendo un mio post sui social, mi scrisse e mi fece i complimenti: un gesto piccolo, ma enorme, che racconta la persona prima ancora dell’atleta. È da qui che inizia questo racconto.
“Non mi serve che sia facile. Mi basta che sia possibile.”
Esistono atlete che vincono gare. E poi ci sono donne che, correndo, cambiano il modo in cui guardiamo la fatica. Francesca Canepa appartiene a questa seconda categoria. La sua storia non è fatta solo di trail, chilometri e dislivelli, ma di un dialogo continuo tra mente, corpo e montagna, dove la corsa diventa un vero e proprio strumento di conoscenza più che mera competizione.
“La sofferenza e la privazione possono insegnarci su noi stessi molto più di quanto siamo in grado di fare nei momenti di quiete, quando ogni cosa sembra scorrere dritta e facile.” Ci sono persone che non hanno bisogno di alzare la voce per essere ascoltate. Camminano piano, parlano poco eppure lasciano un segno più forte di tanti campioni rumorosi. Marco Olmo è una di queste persone: un corridore diventato leggenda nel mondo del podismo senza aver mai cercato di esserlo.
Da poco ho cominciato a interessarmi seriamente alle storie degli ultrarunner, a leggere delle loro imprese estreme e dei traguardi incredibili che raggiungono. È così che, esplorando l'ultima edizione del TOR330 che si é concluso il 20 settembre di quest'anno, ho conosciuto tramite i social la regina delle ultra: Lisa Borzani. La sua storia mi ha subito affascinata: donna forte, determinata, che ha trasformato il suo vivere la montagna e affrontare le lunghe distanze in una vera scuola di vita. Leggere delle sue vittorie, dei chilometri percorsi e della sua filosofia mi ha fatto capire quanto la corsa possa essere molto più di una sfida fisica: è un viaggio dentro sé stessi, fatto di passione, resilienza e autenticità.
Eliud Kipchoge è il maratoneta più grande di tutti i tempi: due ori olimpici, record mondiali e l’impresa storica del 2019 a Vienna, quando ha corso la maratona in meno di due ore. Nato in Kenya, ha trasformato la corsa quotidiana per andare a scuola in una carriera leggendaria, fatta di disciplina, resilienza e umiltà. Il suo motto “No human is limited” è oggi un simbolo universale che ispira milioni di persone a superare i propri limiti, nello sport come nella vita.
