• “Se vuoi, puoi. Quello che sembrava impossibile, se lavori duramente non è più impossibile. È questa la visione. Come un esploratore la va a cercare, un musicista la canta, un pittore la dipinge, uno scrittore la mette in parole, così un corridore la corre.”

    Ci sono storie che non parlano di limiti, ma di possibilità: non sfide urlate, ma visioni silenziose che prendono forma passo dopo passo. Quella di Michele Graglia è un percorso che attraversa corpo e mente, restando fedele a un’idea anche quando sembra troppo grande.

    L’ho scoperto in un momento delicato: un mese prima della mia prima maratona mi ero fatta male e tutto era diventato fragile. Il giorno prima della gara gli scrissi su Instagram, senza aspettarmi risposta. Invece arrivò. Pochi messaggi, semplici e profondamente umani, che mi diedero la calma e il coraggio per presentarmi alla partenza. Dopo la maratona, vedendo un mio post sui social, mi scrisse e mi fece i complimenti: un gesto piccolo, ma enorme, che racconta la persona prima ancora dell’atleta. È da qui che inizia questo racconto.

  • “Non mi serve che sia facile. Mi basta che sia possibile.”

    Esistono atlete che vincono gare. E poi ci sono donne che, correndo, cambiano il modo in cui guardiamo la fatica. Francesca Canepa appartiene a questa seconda categoria. La sua storia non è fatta solo di trail, chilometri e dislivelli, ma di un dialogo continuo tra mente, corpo e montagna, dove la corsa diventa un vero e proprio strumento di conoscenza più che mera competizione.

  • Da poco ho cominciato a interessarmi seriamente alle storie degli ultrarunner, a leggere delle loro imprese estreme e dei traguardi incredibili che raggiungono. È così che, esplorando l'ultima edizione del TOR330 che si é concluso il 20 settembre di quest'anno, ho conosciuto tramite i social la regina delle ultra: Lisa Borzani. La sua storia mi ha subito affascinata: donna forte, determinata, che ha trasformato il suo vivere la montagna e affrontare le lunghe distanze in una vera scuola di vita. Leggere delle sue vittorie, dei chilometri percorsi e della sua filosofia mi ha fatto capire quanto la corsa possa essere molto più di una sfida fisica: è un viaggio dentro sé stessi, fatto di passione, resilienza e autenticità.